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Diario


30 gennaio 2012

Cultura?

RAI 4 


                Il Direttore di RAI4, canale semi-generalista edito dalla Televisione di Stato,  Carlo Freccero, si prodiga, in ogni sua apparizione televisiva, carica di significati sociologici - mentre si aggiusta il ciuffo cacio e pepe che adorna il suo capo -, a dissertare di cultura e della necessità che l'apparecchio televisivo lanci messaggi che formino i cittadini.

                Come non essere d'accordo su tali enunciazioni di principo?

                Però, c'é un però, poiché la programmzione del citato canale della Televisione Pubblica sembra fare - fa - a cazzotti con i buoni propostiti del suo Direttore.

                Di seguito la programmazione del  trascorso 12 c.m., che è similare a tutte le altre delle restanti date di calendario, ove latita la Lingua Italiana e la cultura è un  pio desiderio; per quanto è dato di comprendere a noi che "intellettuali" non amiamo definirci e, forse, non siamo:

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Rai 4


06:21 - Maddecheao' Ep. 17
06:30 - La situazione comica ep.15
06:43 - Watch Over Me Ep. 9
07:21 - LIFE UNEXPECTED ep.13 AMORE INASPETTATO
08:05 - ONE TREE HILL IV stagione ep.14 TUTTO IN UNA NOTTE
08:48 - STREGHE ep.12 WENDIGO
09:34 - TORCHWOOD ep.8
10:29 - WAREHOUSE 13 ep.11
11:15 - LOST WORLD II stagione ep.14
12:00 - PRIMEVAL III ep.3
12:52 - STREGHE ep.13 VENERDI 13
13:40 - Fisica o Chimica 'Buone intenzioni' Ep. 9
15:13 - ENTOURAGE ep.4
15:41 - LIFE UNEXPECTED II stagione ep.1
16:24 - ONE TREE HILL IV stagione ep.15 FANTASMI DAL PASSATO
17:09 - WAREHOUSE 13 ep.12
17:53 - PRIMEVAL III ep.4
18:41 - LOST WORLD II stagione ep.15
19:31 - TORCHWOOD ep.9
20:25 - SUPERNATURAL III stagione ep.2 MISTERO DI MORNING HILL
21:12 - Doctor Who VI stagione ep.1
21:59 - Doctor Who VI stagione ep.2
22:50 - ERGO PROXY ep.8
23:17 - WELCOME TO THE NHK ep.12
23:45 - Misfits Ep. 1
00:33 - APPUNTAMENTO AL CINEMA
00:37 - FUGA DA LOS ANGELES
02:12 - ENTOURAGE ep.4
02:38 - PRIMEVAL III ep.4
03:24 - LOST WORLD II stagione ep.15
04:09 - TORCHWOOD ep.9
04:58 - WAREHOUSE 13 ep.12
05:41 - STINGERS V stagione ep.1 CONTATTI PREZIOSI


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29 gennaio 2012

Doppia divisa

Cappellano militare


                Non ho mai sopportato la doppia divisa dei sacerdoti i quali, non contenti di indossarne già una, ne vestono anche la seconda e sempre con i gradi da Ufficiale; nelle Strutture militari.

                In nome di Dio, ma seduti al quadrato Ufficiali; per abituarsi alla discriminazione che ritroveranno anche nel loro Paradiso.

(da Il Corriere della Sera):
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Il cappellano della Costa Concordia:

«Schettino piangeva come un bambino»

Il sacerdote racconta la reazione del capitano. Poi la difesa
 
dell'equipaggio: «Sono stati tutti dei supereroi»


...
arriva ora la testimonianza di don Raffaele Malena, tenente cappellano, tra gli ultimi ad abbandonare la sfortunata nave. Che nell’intervista rivela: «Dopo l’incidente Schettino mi ha abbracciato forte per un quarto d'ora piangendo come un bambino». ...
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28 gennaio 2012

Precisazione

Petrolini


            Si racconta che il grandissimo Ettore Petrolini abbia gridato,  allo spettatore che lo fischiava dal loggione,: “… non c’è l’ho con te, ma con quello vicino che non te butta de sotto ...".

            Ebbene, come non riallacciare così i desiderata di Viviana versus gli agenti della Digos nell'episodio che li ha visti proni ed ubbidienti, ma lesivi della dignità nazionale del vessillo tricolore?
 
            Episodio squallido che la dice lunga sulla barbarie intellettiva - e non solo - della Lega?

(dal Blog di Beppe Grillo):

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La Lega fa rimuovere il Tricolore

Lega_Milano_22_01_12.jpg

Ieri a Milano, i leghisti, durante la loro manifestazione, si sono sentiti offesi per la presenza di una bandiera italiana. Il Tricolore è diventato eversivo, provocatorio. Le autorità invece di prendere a pernacchie i leghisti, hanno prontamente provveduto a far rimuovere la bandiera. Siamo il Paese dell'incontrario.
"Siamo arrivati al punto che dobbiamo vergognarci della nostra bandiera e dobbiamo toglierla per "non offendere la suscettibilità della Lega"! Ma cacciate da ogni istituzione e da ogni candidatura questa marmaglia di eversori nemici dell'italia! Io vorrei che i responsabili della Digos che hanno chiesto di togliere lo striscione fossero querelati dal popolo italiano per offesa alla bandiera e puniti, come chiede la legge, con una condanna da tre mesi a 6 anni!". viviana v., Bologna

Postato il 23 Gennaio 2012
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Il tricolore italiano: verde, bianco e rosso


P.S.:
L'invito a tutti è quello di esporre, oggi, il tricolore sui loro Blog.




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27 gennaio 2012

Ogni promessa è ...

Nudo


                Ogni promessa è debito e la modella Adrianne Curry ha onorato la sua; pur se lo scatto è di ... profilo.

                Mi è piaciuta l'iniziativa ed ho l'impressione che emulerò il gesto; prometto la mia di foto, nudo come mamma mi ha fatto, allorchè raggiungerò i 300.000 contatti sul  Blog.

                Non scatenatevi, ora, a cliccare ed abbiate pazienza. Ci arriveremo insieme, tempo al tempo.

(da Il Messaggero)
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La scommessa su Twitter: nuda se arrivo a 300mila fan

ROMA - «Se raggiungo 300mila follower su twitter pubblico una mia foto completamente nuda». Questa la promessa fatta e mantenuta da Adrianne Curry, la modella che si è aggiudicata la prima edizione dello show America's next top model, ai suoi fans. 
Ci sono voluti poco più di 30 giorni per tagliare il traguardo: obiettivo raggiunto, promessa mantenuta. Lo scatto è disponibile online sul suo account Twitter, ma si tratta di una immagine un po' datata, che non rende merito alle esperte mani del chirurgo plastico che ha rifatto il seno alla provocante modella.

Adrianne comunque è pronta a presentare anche le sue nuove curve senza veli al web. Ma questa volta fissa un traguardo ancora più ambizioso: 500mila follower. C'è da scommettere che i fan della modella non impiegheranno molto tempo per scoprire quelle che la stessa Adrienne chiama «le mie nuove cucciole».

Roma 7 gennaio 2012
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Adrianen Curry in una immagine postata su Facebook 













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26 gennaio 2012

Incredibile

Sarà vero?


                    Siamo sotto periodo di Carnevale, già da giorni ho visto coriandoli per strada, ed io stento a credere alla notizia che mi è stata recapitata via email:

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Italia: eppure si muove

18 gennaio 2012 - La notizia è stata battuta poco fa dall'Ansa: "Il Molise abolisce i vitalizi"

Allora non è poi così impossibile. La lezione arriva dalla più piccola e dimenticata regione d'Italia.''Siamo la prima regione d'Italia ad aver abolito i vitalizi per i Consiglieri gia' dall'attuale legislatura, come pure abbiamo ridotto l'emolumento di ciascun eletto del 10%" ha detto il governatore Michele Iorio.

In sostanza i vitalizi ai consiglieri regionali molisani, a partire da questa legislatura, sono aboliti. Significativo taglio anche agli stipendi: varata la riduzione del 10% dei loro compensi. Lo ha deliberato il Consiglio regionale che in nottata ha approvato il Bilancio di previsione 2012 e la legge Finanziaria.

Ci inchiniamo al Molise. E sventoliamo il Tricolore.

Visita gli archivi di Attualità

www.giornalesentire.it - Note legali -

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25 gennaio 2012

Marrana

Biondo Tevere


                    Da Internet: "Con il termine marrana (o "marana") vengono indicati, nella città di Roma, i fossi e i piccoli corsi d'acqua che attraversano il territorio urbano. Il termine sembra derivi da Ager maranus, zona nei pressi della via Appia dove scorreva (e in parte scorre tuttora) il fosso dell'Acqua Mariana."
 
                    Ecco a cosa si è ridotto il Tevere, una volta chiamato "Biondo"; fiume di certa portata ed importanza, anche per la navigazione dal mare verso i porti dentro la città eterna.

                    Mi è capitato di vederne un tratto dall'alto, proprio nel suo scorrere sotto Castel Sant'Angelo, e vi assicuro che l'incuria dell'Uomo traspare tutta nella sua interezza. 

                    Da quanti anni non viene dragato il suo letto?

                    Poco liquido, sporco all'inverosimile, scorre a lambire le banchine, almeno un metro sotto il loro bordo, tutte interessate da vegetazione selvaggia ed in stato di totale incuria. I detriti che il fiume (oggi poco più che una marrana) trascina, affiorano in più punti e lasciano un'immagine di abbandono al turista che, invece, pensa al passato glorioso di tale corso d'acqua.

                    Immagine emblematica del nostro (ex) Bel Paese, esposto alle ruberìe pubbliche ed al disinteresse privato!    



                    




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24 gennaio 2012

Proposta

Dimissioni con "pubblicità"


                Mi si è accesa una lampadina, quasi unica in attività tra quelle oramai spente, ed ho anche scritto in tal senso intrattenendo il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, dopo aver interessato il sito Bellaciao in data 19 c.m..     

           In previsione delle novità, quali ventilate sugli Organi di Informazione, per far sparire i Contratti oggi in vigore nelle varie tipologie per i "nuovi schiavi", voluti dalla Sinistra ed ampliati dalla Destra nella casistica, alcuni imprenditori, sempre all’erta ed in anticipo sulla Politica, iniziano a chiedere lettere di dimissioni - firmate e, naturalmente, senza data - agli assumendi, se costoro vengono inquadrati a tempo indeterminato.

                Tutto ciò ben oltre la pratica finora adottata, illegalmente, di richiedere tali note alle donne per avere le mani libere per ogni necessità in itinere.

                Quanto sopra viene oggi anche ventilato - quale proposta alla quale è difficile poter fornire diniego da parte del lavoratore - quando si dovesse passare dal tempo determinato, o altra forma contrattualmente oggi prevista, al tempo indeterminato.

                Occorrerebbe prevedere - per LEGGE - che le dimissioni, per chiunque, si possano rassegnare e consegnare per il tramite di un Pubblico Ufficio con firma da autenticare in loco prima della trasmissione al Datore di Lavoro, con data certa. Non so se basterebbe, ma è la prima difesa che mi è balenata in mente a favore di "nuovi schiavi"!
     
                Perchè non si lancia una campagna di stampa in tal senso, facendo molto rumore intorno alla circostanza sopra indicata?





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23 gennaio 2012

Vale il doppio?

Doppio nome



                    Può mai essere che colui il quale risulta intestatario di doppio nome - e/o prenome - valga il doppio rispetto ai comuni mortali? Ancor di più se proprietario immobiliare con vista sull'Anfiteatro Flavio (Colosseo).

                    Sembra proprio di sì, per la retribuzione (compenso) - talvolta doppi - e per le agevolazioni che riesce a racimolare durante il suo percorso di vita; a scapito dei tanti sig."Mario Rossi":

(da Il Fatto Quotidiano)
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Casa Patroni Griffi con vista sul Colosseo
Per 109 metri quadrati solo 177mila euro

Il titolare della Funzione pubblica ha sborsato una cifra ridicola perché fino al 2008 lo stabile era dell'Inps. Ora l'appartamento viene affittato a 3mila euro al mese

La facciata del palazzo di via Monte Oppio

La prossima volta che in conferenza stampa sentirete Mario Monti chiedere sacrifici ai contribuenti italiani e pronunciare la parola equità, osservate il ministro (per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione, ndr) dal doppio cognome e dal doppio stipendio che gli siede accanto. Probabilmente abbasserà lo sguardo. Quel ministro si chiama Filippo Patroni Griffi e cumula, come molti suoi colleghi, da anni lo stipendio di presidente di sezione del Consiglio di Stato, in aspettativa e fuori ruolo, alla retribuzione per il lavoro che svolge davvero. Una legge fatta su misura per la casta dei magistrati amministrativi infatti gli permette di sommare allo stipendio da magistrato la retribuzione da ministro.

Per capire perché le parole equità e sacrificio stridono con la sua situazione reddituale e patrimoniale bisogna fare un giro al Colosseo dove si trovano la celeberrima casa di Claudio Scajola e quella meno nota di Filippo Patroni Griffi. I due palazzi guardano entrambi il Colosseo e distano poche decine di metri. Quello di Patroni Griffi è di costruzione più antica e guarda direttamente verso il Palatino e il Foro Romano, mentre a sinistra vede il Colosseo. Lo stabile di Scajola invece è più nuovo e tenuto bene e guarda l’anfiteatro frontalmente. Entrambi gli appartamenti sono al primo piano ma i prezzi pagati divergono. Patroni Griffi infatti ha pagato 1630 euro al metro quadrato nel 2008. Mentre Scajola ha pagato nel 2004 il doppio: 3050 euro al metro quadrato. Ovviamente stiamo parlando solo della somma tirata fuori dal ministro di Imperia al momento del rogito, senza includere gli assegni di Diego Anemone e Zampolini. Se infatti conteggiassimo il prezzo incassato dalle venditrici si arriverebbe a 8 mila e 500 euro al metro quadrato nel 2004, cinque volte di più di quanto pagato da Filippo Patroni Griffi nel 2008.
Ovviamente le due situazioni sono molto diverse. Patroni Griffi ha ottenuto questo prezzo incredibile grazie a cinque sentenze perché era inquilino di un ente pubblico mentre Scajola lo ha spuntato solo grazie all’intervento degli amici di Angelo Balducci. L’appartamento di Scajola è scontato contro legge mentre quello di Patroni Griffi, è stato consegnato a questo prezzo scandaloso al ministro dai magistrati, anche dai suoi colleghi del Consiglio di Stato. E da settembre al doppio stipendio Patroni Griffi potrà finalmente cumulare una terza entrata: il canone mensile della sua casa di via Monte Oppio.

Nello stabile dicono che alcuni appartamenti sono stati affittati a 3 mila-4 mila euro ai piani alti. L’inquilina dell’appartamento del ministro si limita a dire a il Fatto: “Ho affittato tramite un’agenzia immobiliare, il contratto è registrato e il canone è inferiore a 3 mila euro”. Il ministro invece si appella a ragioni di privacy. Una posizione legittima se non fosse che quell’appartamento fino al 2008 apparteneva al patrimonio pubblico e per mantenerlo nel bilancio dello Stato il ministro Giulio Tremonti era arrivato a promuovere addirittura un “decreto ad domum”, come lo ha definito Sergio Rizzo sul Corriere quando ha ricordato la storia. Una sentenza della Corte Costituzionale però ha annullato quella legge promossa dall’allora sottosegretario Teresa Armosino e il ministro Patroni Griffi e gli altri condomini, tra i quali il deputato Pdl Giuliano Cazzola, sono riusciti a comprare a prezzo scontato.

Il Fatto ha visionato le carte del catasto e della magistratura amministrativa scoprendo altri particolari. Per capire perché basta guardare la foto (vedi sopra): la facciata del palazzo e la vista che si può godere sporgendosi dalle finestre della casa popolare del ministro. Avete letto bene: popolare. Patroni Griffi, infatti, ha pagato la sua casa di 109 metri quadrati catastali al primo piano con quella vista mozzafiato 177 mila e 754 euro. Patroni Griffi nel gennaio nel 2008 ha pagato, come gli altri condomini, un prezzo fissato sulla base di vecchie stime e ulteriormente scontato del 40 per cento grazie allo sconto riservato agli inquilini che comprano in blocco. Il ministero dell’economia voleva vendere senza lo sconto, come era previsto per le case di pregio. Gli inquilini però hanno fatto ricorso per lo stato di degrado dell’immobile che effettivamente necessitava di interventi di restauro. Così, grazie all’assistenza legale dell’avvocato Carlo Malinconico (ora diventato sottosegretario della presidenza) e grazie alle sentenze del Tar e del Consiglio di stato, sono riusciti a ottenere il riconoscimento di casa “non di pregio”.

Decisiva nella causa è stata la “verificazione” disposta dal Consiglio di Stato nel 2004 ed effettuata da due funzionari del ministero delle infrastrutture, Raniero Fabrizi e Filippo Di Giacomo. Entrambi figurano più volte nelle intercettazioni telefoniche del 2008 effettuate dai carabinieri del Ros nell’ambito delle indagini sulla cosiddetta “cricca” dei Grandi eventi gestiti dalla presidenza del consiglio anche se non sono mai stati indagati. Fabrizi per esempio è stato intercettato mentre presentava il figlio Fabio a un imprenditore che lavorava ai cantieri dei mondiali del nuoto, Antonio Di Nardo, il quale prometteva di far lavorare il giovane alla vendita dei suoi immobili in Sardegna. Mentre Angelo Balducci in una telefonata del 25 settembre 2008 incarica proprio Di Giacomo di chiamare il presidente del Tar Pasquale De Lise per rassicurarlo su una questione che era all’esame di Guido Bertolaso e che stava a cuore al magistrato. Questioni che nulla hanno a che fare con questa storia ma che comunque mostrano come a Roma tutti si conoscono in un certo ambiente.

La “verificazione” di Fabrizi e Di Giacomo comunque stabilisce che l’immobile “risulta ai limiti dell’abitabilità” anche per una serie di carenze nel sistema idrico e nel riscaldamento centralizzato e “richiede interventi di restauro e di risanamento”. Alla fine il Consiglio di Stato si convince che la casa non è di pregio anche perché è accatastato nella categoria A/4 quella appunto delle “abitazioni popolari”. Inoltre sarebbe a rischio sismico perché ci passa sotto la metropolitana. Effettivamente la casa di Patroni Griffi è considerata una stamberga dal Catasto. Il ministro paga le tasse per una casa al Colosseo di 4 stanze e 109 metri catastali su una rendita catastale di 850 euro annua. Patroni Griffi al Fatto replica: “L’appartamento è stato affittato con regolare contratto registrato a settembre 2011 a prezzi di mercato. Sono divenuto inquilino Inps nel 1986 perché, in quanto vincitore di un concorso pubblico e trasferito in altra regione, potevo farne richiesta. Ho pagato prima a equo canone e poi con canoni di mercato fissati dall’Ente uniformemente per tutti gli inquilini. Per quanto riguarda la vendita dell’appartamento il valore stabilito nel ’99 dall’ufficio tecnico erariale sulla base dei prezzi di mercato è stato abbattuto del 45%, come previsto dalla legge, per effetto dell’acquisto in blocco di 40 condomini, perché occupato e per le condizioni precarie dello stabile che era rimasto da anni senza manutenzione, effettuata poi dai condomini stessi a proprie spese”. E sul doppio stipendio aggiunge: “Sto aspettando e ho sollecitato questa risposta da parte degli uffici competenti affinché sia fatto un calcolo preciso del mio trattamento. Esistono infatti due possibili interpretazioni e a mio parere dovrà prevalere quella restrittiva che di fatto annulla il cumulo”. Vedremo.

da Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2012
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P.S.:
Aggiornamento del 13/1:
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Casa Patroni Grifi
Procura di Roma
apre un'inchiesta

Le indagini sono affidate al Gruppo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Per il momento nessun indagato. Il ministro nel 2008 acquistò l'appartamento in centro a Roma a prezzi stracciati grazie a una sentenza del Consiglio di Stato di cui era membro ...
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22 gennaio 2012

Curare le anime?

Mercati e Mercanti


                Mi, ci capita spesso, di domenica, di frequentare i mercatini della festa ove, tra bancarelle posticce, si trova di tutto e di più.

                Oggetti provenienti da svuotamento di cantine e ricordi di vita vissuta, da altri, e molto altro; per giornate colorate durante le nostre passeggiate in riva al Lago o in piazze attraenti di paesini laziali.

                Gli acquisti nostri si limitano a  prodotti mangerecci che riportano ad antichi sapori delle varie tradizioni locali.

                In lontananza si odono le campane della Chiesa che chiamano a raccolta i fedeli per partecipare ad altro "mercato", quello delle anime;  mentre i Vertici dell'Organizzazione curano la Finanza - "santa" - :

(da MicroMega):

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Troppi mercanti nel tempio di Cristo,

ovvero le trame della “santa” finanza

di Anna Rita Longo



Quel Gesù di Nazareth che non ci pensò un minuto a scacciare con forza i mercanti dal tempio di Gerusalemme e che sosteneva l’impopolare parere secondo il quale non era possibile servire a due padroni, Dio e mammona, che cosa penserebbe oggi se sapesse che proprio coloro che si dichiarano i suoi epigoni non solo accolgono a braccia aperte nei propri templi mercanti di ogni genere (compresi quelli senza scrupoli), ma sembrano anche devoti del dio denaro?

Paolo di Tarso che definiva l’amore per il denaro «la radice di tutti i mali» e il grande dottore della chiesa Tommaso d’Aquino che, chiosando il detto paolino, sottolineava come il cristiano dovesse «desiderare il possesso delle ricchezze in quanto necessarie alla vita» e non superare assolutamente questa misura, che cosa penserebbero se potessero essere edotti del “libero pensiero” della chiesa cattolica attuale in merito alle questioni finanziarie? Il concetto di tradizione (l’ideale consegna del messaggio cattolico da Cristo ai suoi successori) e quello di ortodossia (retta dottrina) sembrano farsi più elastici del solito in materia di soldi, perché in nome di questi nessuna deviazione dai principi cardine della fede sembra impossibile.

Ferruccio Pinotti, nel suo interessantissimo saggio "Finanza cattolica", di recente uscito per i tipi di Ponte alle Grazie, parte da una considerazione molto simile. Sarebbe infatti molto bello – sottolinea l’autore – se davvero si potesse parlare di una finanza ispirata ai principi della fede cattolica. Una finanza autenticamente aderente al messaggio di Cristo dovrebbe rifarsi a valori come la giustizia, l’onestà, l’uguaglianza, la solidarietà sociale. Sarebbe talmente auspicabile, per l’indubbio valore filantropico, da non correre il pericolo di essere avversata neppure da chi non si riconosce nella fede cattolica. Ma come ebbe modo di notare lo stesso cardinale Angelo Scola, se si scende nel campo delle operazioni finanziarie che vedono coinvolti gli ingenti capitali degli enti ecclesiastici, banchieri e finanzieri sono cattolici sì, ma solo al termine del loro orario d’ufficio. Ben altri, e Pinotti non manca di farlo notare nella sua lucida e informata analisi della finanza bianca, sono i principi che li ispirano quando operano le loro speculazioni.

Ferruccio Pinotti non è certo un neofita delle inchieste roventi, che non di rado coinvolgono la chiesa e i retroscena della sua azione, che non sempre sembra avere come scopo primario l’evangelizzazione. In precedenza si era occupato, ad esempio, dei lati meno noti e meno lusinghieri dell’Opus Dei (BUR 2006) e di Comunione e Liberazione (Chiarelettere 2010) oppure degli aspetti meno edificanti del pontificato di Karol Wojtyla (Chiarelettere 2011).
L’autore decide, invece, ora di occuparsi del tristo legame tra finanza e organismi cattolici, in un percorso che prende le mosse da molto lontano. Il capitolo primo, curato dall’economista Giorgio Noto, traccia, infatti, i lineamenti storici del legame finanza-Vaticano, partendo dallo scandalo della Banca Romana che travolse l’Italia all’indomani della sua unificazione. Procedendo attraverso questa prima brutta storia di intrighi e trame all’ombra del Vaticano, si esaminano poi i rapporti tra fascismo e Santa Sede, quindi la parabola della laicità dello stato invano sostenuta da Don Luigi Sturzo, la figura di Enrico Mattei e il suo ruolo di regista nell’ambito dell’ENI, fino a giungere agli anni Sessanta, nei quali Noto individua il momento in cui il potere cattolico nella società italiana diventa strutturale, perdendo il carattere dell’occasionalità. Da quel momento la storia sembra essersi fermata e i gravi scandali finanziari nei quali la chiesa è stata coinvolta non sono altro che la naturale conseguenza di una laicità dello stato più inesistente che imperfetta.

Particolarmente interessanti sono i singoli capitoli dedicati ai grandi “mercanti nel tempio del Signore”, da Sindona a Calvi, da Bazoli a Fazio, senza dimenticare il ruolo decisivo rivestito da pii uomini di chiesa (alti prelati e futuri pontefici). Ugualmente scioccante il puntuale resoconto dei diversi ambiti attraverso i quali la chiesa si muove venendo ad assumere un ruolo decisivo nelle dinamiche sociali del Paese: banche popolari, Cattolica Assicurazioni, rapporti continuativi e intensi con la grande impresa (e coinvolgimento nei più gravi scandali come il crac Cirio e Parmalat), controllo capillare dei mezzi d’informazione sono solo alcuni dei rami della tentacolare azione dell’“impresa” vaticana in Italia. Addirittura inquietante, sotto certi aspetti, l’analisi dell’influenza profonda, strutturale, organica – cementata attraverso una complicatissima rete di clientele che non esclude politica, massoneria e malavita – di associazioni che vantano scopi puramente spirituali e filantropici, vale a dire l’Opus Dei e Comunione e Liberazione.

C’è chi, non a torto, ha sottolineato che Pinotti non fa che riferire fatti tutto sommato già ampiamente noti, ma, a mio avviso, non va trascurata la forza di denuncia derivante dall’enumerazione, dal cumulo più che dalla singola accusa. Come mai prima al lettore viene presentato il desolante quadro di una Chiesa che non potrebbe essere più difforme dai dettami della Caritas in veritate di Ratzinger, senza bisogno di adoperare toni esacerbati, perché i fatti parlano da sé. E di questo stato alle dipendenze di un Vaticano onnipresente, artefice di un monstrum come l’ascesa di Berlusconi, tanti Italiani si sono probabilmente ormai stancati. Ben vengano, dunque, libri come quello di Pinotti a ricordarcelo.

(17 gennaio 2012)
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trevignano_s1.jpg







(Trevignano Romano - mercatino domenicale)



              




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21 gennaio 2012

Povera Italia!

Allarme povertà


                Se i numeri della tabella corrispondono al vero, e lo sono di certo - in linea con la realtà -altrimenti dovrei pensare (non mi permetto!) che lo Stato è connivente con le ruberìe sulle tasse, siamo un Paese dentro la povertà più nera.

                Io ex-lavoratore dipendente, oggi pensionato, mi sento un Rockefeller; sensazione che maturò il "60% allorchè si recò a chiedere informazioni circa l'accoglimento della domanda affinchè il nostro pargolo, allora piccolo erede, potesse partecipare ai soggiorni del Comune di Roma.

                "Suo figlio", le sussurrò la gentile impiegata allo sportello, "con il reddito di suo marito", anni '70 da Impiegato di Banca, monoreddito, "non potrà partecipare neanche se rinunciassero tutti gli altri aventi diritto"; trattavasi dei figli dei lavoratori autonomi, commercianti, professionisti, ecc...

                "Poveretti", le loro condizioni reddituali non sono migliorate affatto negli anni. Che pena!

(Da Il Fatto Quotidiano) :
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Ecco i redditi dei lavoratori autonomi: tassisti e orafi dichiarano meno di 16mila euro l’anno

Questo l'elenco sui redditi medi dei lavoratori autonomi diffuso dal ministero dell'Economia. Emerge l'immagine di un Paese bizzaro in cui dove un negoziante di scarpe, abbigliamento, pelletterie e accessori dichiara un reddito medio di 7.700 euro l’anno (641 euro al mese), ampiamente sotto la soglia di povertà

La lista dei finti poveri

A scorrere il dettagliato elenco sui redditi medi dei lavoratori autonomi che il Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia ha messo in rete ieri, si ha l’idea di un Paese poverissimo, dove i cittadini lavorano per il gusto di farlo e non per portare a casa un qualche guadagno. Un Paese, dove, sotto ai notai, ai farmacisti e ai medici, categorie privilegiate, si agita una plebe cenciosa di tassisti, noleggiatori, orafi, sarti, costruttori di barche, ristoratori, negozianti di scarpe, pellicciai, gestori di stabilimenti termali o balneari, albergatori e baristi, che non riesce ad arrivare alla fine del mese.

DALLE COMPLICATE tabelle degli studi di settore relativi al periodo di imposta 2009 (quello delle dichiarazioni dei redditi 2010), fanno capolino gestori di discoteche che invece di fare soldi – come uno immaginerebbe – perdono di media 4. 700 euro l’anno, centri benessere e terme, attività già avviate (la statistica non tiene conto del primo anno di esercizio) che stanno aperti solo per perderne 5. 300. Noleggiatori che passano ore in auto per portare a casa, a fine anno, una perdita netta di 6. 100 euro di media.

Un Paese disgraziato e bizzarro, quello che emerge dai numeri della contabilità della finanza pubblica, dove un negoziante di scarpe, abbigliamento, pelletterie e accessori dichiara un reddito medio di 7. 700 euro l’anno (641 euro al mese), che non solo è ampiamente sotto la soglia di povertà (indicata dall’Istat in mille euro al mese, e circa 1600 con due figli a carico), ma è anche sensibilmente più basso di chi, quello stesso lavoro, lo esercita senza avere un negozio. Il commerciante ambulante di calzature e pelletterie dichiara infatti 11. 100 euro l’anno. Sempre povero, ma meno povero. Certo più ricco di chi confeziona abiti su misura. Lavoro che dovrebbe essere considerato alla stregua di un hobby se in un anno porta a un guadagno dichiarato di 7. 500 euro (625 euro al mese). Così come gestire un impianto sportivo. In media frutta 100 euro l’anno.

È UN PAESE povero, il nostro. Sono poveri i parrucchieri (11. 900 euro l’anno). Sono poveri i baristi (15. 800 euro l’anno, quasi meno dei loro dipendenti). Sono poveri gli orafi, che con 12. 300 euro l’anno di reddito medio chissà come faranno ad acquistare la materia prima per le loro creazioni. Fanno vita grama i gestori di stabilimenti balneari (13. 600 euro l’anno), le profumerie (11. 400 euro), i cartolai (10. 800 euro), le agenzie di viaggio (11. 300). Avere una lavanderia è un bidone. In un anno produce un reddito di 8. 800 euro.

POVERI TASSISTI. Il governo si è messo in testa di liberalizzare un settore già ridotto alla fame. Avere un taxi significa portare a casa un reddito di 14. 200 euro l’anno, meno di un operaio. Una miseria. Molto peggio dei farmacisti (che almeno 109. 700 euro l’anno li dichiarano), dei notai (310. 800 euro di media), degli studi medici (68. 300 euro), anche degli idraulici (30. 500 euro), da sempre considerati evasori d’imposta. I tassisti guadagnano meno dei salumieri (17. 100), dei fruttivendoli (15. 300), dei pescivendoli (14. 300), dei ricchissimi panettieri (25. 100). Anche gli erboristi (14. 700) e i pasticcieri (19. 000) possono dirsi fortunati di non aver pensato, nella vita, di mettersi alla guida di un’auto pubblica. Gli psicologi dichiarano 20. 800 euro l’anno, poco più dei veterinari (19. 200). Sono poveri i librai (12. 500), i grossisti di mobili (15. 900), i venditori di animali (10. 300). Gli architetti, con 30. 500 euro l’anno, sono meno abbienti dell’ampia schiera degli avvocati (58. 200), dei gestori di sale giochi (41. 900), delle agenzie di pompe funebri (48. 700). Sono numeri che, annota il ministero dell’Economia, risentono della crisi di questi anni. E, probabilmente, anche di un certo tasso di furbizia e mancanza di controllo tutta italiana.

da Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2011
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permalink | inviato da eugualemcalquadrato il 21/1/2012 alle 6:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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La sua famosa equazione dimostra come L’energia E e la massa m di un corpo non siano indipendenti. Possiamo calcolare l’una a partire dall’altra moltiplicando o dividendo per un fattore c², dove c è la velocità della luce nel vuoto. In altre parole la massa e la luce sono convertibili tra di loro, come gli euro con i dollari, ma al contrario delle monete il tasso di cambio tra energia e massa è fisso.

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