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Diario


31 luglio 2017

Il peggiore!

Animali e ... bestie!




           Alla prima specificità appartengono tutti gli esseri viventi, senzienti, eccetto le piante et similia; naturalmente tutti quelli che rispettano gli altri, della stessa specie o diversa.


         Nella seconda possono enumerarsi quelli, che, quindi con significato dispregiativo, "infastidiscono", maltrattano, ecc..., gli altri animali. Il peggiore è l'Uomo!

              
               Tifo per il leone e per tutti gli animali; è ora di dire basta agli animali nel Circo e rinchiusi negli Zoo. Finiamola e rispettiamo la Natura!

da Il Messaggero:

"

             




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27 luglio 2017

Aggiornamento

Buone nuove




                        Tratto gli umani con certo distacco/disinteresse, dall'alto della mia esperienza di vita vissuta, ma dedico ogni attenzione agli animali.

                      In data 28 marzo c.a. ho narrato dell'incontro ravvicinato con un Gheppio ferito; ebbene ora Vi aggiorno con buone nuove.

                        Dopo un primo periodo di cure presso la sede della L.I.P.U. di Roma, nei pressi dello Zoo, Gigetto - l'ho chiamato così in onore del suo salvatore (io) -, verificata la "saldatura" delle fratture, è stato ora trasferito presso un'Oasi protetta in una ampia voliera, insieme ad altri esemplari che completano così la convalescenza, dove si allenerà ancora per cercare di ritornare indipendente e completamente valido nel volo e nella caccia per procurarsi il sostentamento.

                         Mi ritengo soddisfatto!



                        


                    
                         




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25 luglio 2017

Solidarietà

"Povero" cane!






                        Tutta la mia solidarietà al "povero" cane, animale a quattro zampe che si è imbattuto in altro esemplare di essere senziente; ma più pericoloso, pericolosissimo.

                         "Amo" gli animali e conosco gli Uomini!




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6 luglio 2017

Torno subito!

Mar Jonio






                   Ci siamo appena incrociati con il Blog; esso riprendeva il suo funzionamento ed io mi assento obbedendo al richiamo del Mare Nostrum. 

                       Torno subito, o quasi.

                       Lo Jonio mi/ci chiama; come resistere?






P.S.:
Al rientro Vi mostro le immagini che ho "rubato al "mio" mare quest'anno.
Invidia? Ne avete ben ragione!












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5 luglio 2017

Handicap, sesso e Chiesa

Tabù

 

          Ho ritrovato uno scritto del mio amico Enzo, al secolo Vincenzo Movilia, nel quale egli ha affrontato, già da tempo (leggi sotto), il tema - oggi di attualità - del sesso e handicap titolando la narrazione come "La caduta dell'ultimo tabù".

             Enzo ha sempre avuto difficoltà a trattenere la sua esuberanza, anche di logorrea scritturale, ed ha "condito" il tema con due ricordi a completare la disquisizione iniziale intorno a pellicole che hanno attirato la sua attenzione e curiosità intellettuale; oltre che la penna.  

          Sono, al riguardo, in completo disaccordo con lui, non sul contenuto del testo il quale merita una lettura attenta, partecipata, "delicata", e su quanto ha tratto dai cassetti della memoria, ma sul titolo della sua fatica letteraria, poiché il tabù de quo, per gli appartenenti al genere umano, a prescindere dalle condizioni fisiche dei soggetti interessati alla "materia", permane anche e soprattutto nella Chiesa di Roma - della quale egli è seguace, adepto spesso non critico q.b. - quando si parla/scrive di sesso.

            Enzo, così acuto e profondo osservatore dell'Uomo, non può cavarsela a buon mercato con il sottoscritto; non può non considerare quanto e come avviene intorno a noi, sull'argomento specifico e dintorni, da più millenni per responsabilità/colpe della Religione che impera per ius soli sulla Terra ove la cicogna (?) ci ha consegnati.

        Trascuriamo ora il trattamento incomprensibile che la Chiesa riserva alla donna/femmina ritenuta promanazione del  diavolo (?), esclusa da ogni carica/incarico di Fede se non in ruoli secondari (Suore), offesa e vituperata quando non si tratta di vergini. Infatti la madre di Gesù, "giovane" Maria nei testi originari di tramando della "storiella", è stata fatta diventare/ritornare "vergine", per dogma, quasi fosse una colpa aver perduto lo status quo ante per l'accoppiamento che ha generato il figliolo, poi crocefisso.

            Dimenticano, volutamente, Lor Signori preti, addobbati da stregoni, la Natura. Tralasciano il "particolare" di essere venuti al mondo da donne/femmine non più vergini - e ciò da almeno molti mesi - al momento del loro primo vagito?

           Concentriamoci quindi sul particolare che la Fede di Roma condanna il sesso al di fuori del matrimonio - riconoscendo peraltro solo quello celebrato in chiesa - contempla e consente/autorizza (sic!) il sesso solo in funzione della procreazione e, cosa ancora meno comprensibile, obbliga alla castità i suoi rappresentanti religiosi che ne parlano/scrivono tanto, pontificando - con dovizia di argomentazioni -; mentre lo praticano in molti, moltissimi, se non tutti, di nascosto o quasi.

          E' inutile sottolineare che mai "norma" di comportamento così innaturale è stata disattesa - anche dentro la Chiesa - e le cronache sono farcite di episodi più o meno boccacceschi che vedono - in secula seculorum - protagonisti preti e/o suore che obbediscono - invece ed in contrasto con il divieto in parola - alla Legge di Natura, piegandosi agli istinti della Specie.

         Il sesso non deve essere precluso neanche in presenza di handicap e su questo siamo d'accordo, caro amico Enzo. E' argomento delicato che deve essere affrontato e trattato con la Scienza, poiché la Chiesa è anacronisticamente sorda, ma solo a chiacchiere e nella ufficialità dei sermoni, ai richiami della "carne"; abile o disabile che sia. In tal senso una deputata del PD, ha presentato una proposta di legge:


SESSO E HANDICAP

 

Ileana Argentin: «Serve l'assistente sessuale per i disabili: non devono...

«Un assistente sessuale per i disabili»: è la proposta fatta da Ileana Argentin, deputata del Partito Democratico, ex delegata del comune di Roma ai tempi del sindaco Veltroni,... )

 

           "Invito" che nella sua formulazione e merito porta a riflettere sulla questione e stride, ancor di più, con quanto la Chiesa di Roma obbliga ai propri adepti credenti, religiosi e/o laici che siano. 

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La caduta dell’ultimo tabù

(Quando Handicap ed Eros camminano insieme )

Mark ha 38 anni ed è poliomielitico, ma la poliomielite non è il suo guaio peggiore perché il giovane da sempre è rinchiuso in un polmone d’acciaio che lo tiene in vita e gli consente persino di svolgere la sua attività di giornalista e poeta.

Io, ma credo di non essere il solo, non riesco nemmeno ad immaginare cosa possa provare un individuo intelligente costretto a consumare la propria esistenza in una surrogato di vita che vita non è nell’accezione comune del termine, nel suo riconosciuto significato e nella ordinaria percezione della gente.

Eppure Mark non solo vive in quella condizione, ma ci convive con la serenità che gli deriva dalla sua sensibilità di poeta e dalla sua solidissima cultura che si sostanzia, tra l’altro, nella intensa attività di giornalista che richiede preparazione specifica, studio,aggiornamento ed impegno.

La storia di Mark è stata raccontata in “The session”, un piccolo gioiello di film uscito di recente che ha sollevato il coperchio di un tabù che sembrava inattaccabile e persino inavvicinabile tanto era l’imbarazzo che lo circondava.

Sto parlando delle pulsioni sessuali dei soggetti afflitti da gravi handicap e della, come definirla, loro “gestione” in un quadro di riferimento che travalica l’ordinaria amministrazione a causa delle implicazioni psicologiche, culturali, morali, religiose, ma forse anche familiari.

Un tema, dunque, sensibile, come lo sono i dati riservati, e a volte riservatissimi, che avvolgono l’inquietante pianeta della disabilità in tutte le sue manifestazioni ed il correlato dramma della dipendenza, fisica e psicologica che ad essa si accompagna.

Qualcosa,però, sta cambiando e si profila all’orizzonte una vera e propria rivoluzione copernicana, perché ad uno ad uno, piano piano, stanno cadendo tutti i tabù estetici e morali che da sempre caratterizzano la dipendenza fisica, mentale ed interiore.

Un altro film recente, “Quasi amici”, analizza l’aspetto psicologico dell’handicap con tono lieve e quasi divertito e il bravo giornalista Fabio Ferzetti, attento osservatore del fenomeno,ha colto l’aspetto più eclatante del processo di cambiamento psicologico che è maturato tra il badato ed il badante e sostiene che “la chiave del successo del film non è la sedia a rotelle, è l’immensa distanza di classe e di cultura tra i due protagonisti,il vecchio signore ricco e colto e il suo badante di colore, ovvero il suo superamento. Ciò che ci dà gioia è il movimento che ognuno dei due compie per avvicinarsi all’altro, non il superamento dell’handicap”.

Non il superamento dell’handicap, dunque, ma qualche altra cosa che ruota attorno ad esso e richiede un’attenzione nuova, ed innovativa, che conduca ad una “normalizzazione” di ciò che secondo la cultura dominante “normale” non è.

Ritorniamo a Mark, giornalista, poeta, ma prima di tutto uomo.

Uomo inteso anche come maschio.

Nonostante tutto.

Mark scopre il piacere e la tenerezza, cioè il lato bello della vita,grazie ad una “sex therapist” di straordinaria sensibilità ed intelligenza.

Detto così, la “sex therapist” sembra una figura uscita dalla fantasia cialtronesca di qualche guru ciarlatano che specula sulle disgrazie degli altri per proprio tornaconto, invece non è così e sebbene il suo campo di attività si presti ad interpretazioni ad alto rischio,siamo in presenza di una serissima professionista che svolge un inconsueto lavoro che richiede doti di equilibrio e conoscenze di psicologia, di medicina, di fisioterapia, ma anche abilità tecnica,esperienza e quel tanto di astuzia che le serve per il, come chiamarlo, giusto dosaggio delle operazioni da effettuare sul“paziente” impaziente.

Il risultato è straordinario.

Mark,che fino ad allora si era dovuto accontentare di avere orgasmi involontari ed incontrollati quando le infermiere lo pulivano, ma anche dolorosi per l’imbarazzo ed i sensi di colpa, varca la porta di un universo sconosciuto.

La sex therapist lo aiuta a riconciliarsi con il suo corpo immobilizzato, ma attraverso il contatto fisico, corpo a corpo,graduale, progressivo e controllato, lo accompagna alla scoperta emozionante di un universo sconosciuto, prossimo all’amore.

Il tutto avviene in un contesto di regole precise e codificate che la terapista rispetta rigorosamente, ma l’atmosfera che circonda il trattamento ed accompagna i protagonisti è rilassata, gioiosa, densa di delicatezza e non priva di venature umoristiche.

Un film, bello ed interessante che sia, racconta storie filtrate dalla sensibilità e dalla cultura del narratore, ma anche da imprescindibili esigenze commerciali legate al botteghino che richiedono concessioni allo spettacolo. Ne consegue che il rischio di privilegiare e di enfatizzare aspetti che assicurino risultati certi prevalga sulla realtà dei fatti raccontati.

La realtà si presenta in maniera più complessa ed articolata e non è un film.

Io adesso vi racconto una piccola storia che non è tratta da un film,una storia vera di gente vera che ho conosciuto personalmente da ragazzo quando ancora vivevo in Calabria e facevo la spola tra Siderno e Palizzi, che per me sono, prima ancora che un’entità geografica, il luogo dell’anima.

Poi ve ne racconto un’altra.

Michele

Aveva una trentina d’anni quando io ne avevo quattordici o quindici ed abitava con il padre ed una sorella vicino a casa mia.

La madre era morta l’anno dopo che lui era caduto dall’ulivo su cui si era arrampicato per prendere un nido di cardellini.

Era caduto malamente, di schianto, e si era spezzato la spina dorsale. Dopo più di un mese d’ospedale lo riportarono a casa e iniziò il suo calvario su una sediolina di legno con i braccioli pure di legno e con un buco per i bisogni.

Ad accudire Michele ci pensava il padre perché certe cose non erano adatte ad una donna. Così dicevano mia madre e mia nonna che gli chiedevano se potevano essergli utili in qualcosa.

Gli anni passavano, Michele era ormai un giovanotto rattrappito sulla sua sediolina di legno col buco ed i braccioli consunti.

Al compimento del suo trentesimo anno il padre regalò a Michele una sediolina coi braccioli imbottiti, ma Michele, che aveva un carattere tranquillo e apparentemente sereno, cominciò a strillare e a piangere come un bambino e rifiutò la nuova poltroncina.

Un capriccio?

Non esattamente!

Da quel giorno, da quella casa arrivavano con crescente frequenza pianti, urla, bestemmie e minacce ed il padre se ne usciva sbattendola porta e andava a sedersi sotto l’ulivo del cortile per sfogare lo sconforto con una sigaretta arrotolata a mano.

Il giovedì, giorno di mercato, tutti andavano in paese a comprare o a vendere qualcosa e così faceva pure Rita, la sorella di Michele che nel frattempo rimaneva solo a casa per qualche ora, ma il padre lavorava nella vigna poco distante da lì.

Un giovedì di metà ottobre non andai a scuola perché avevo un forte raffreddore e fui felice di restarmene a casa.

Mia  madre mi ordinò di non muovermi dal letto mentre lei andava a comprare la farina per la polenta, ma appena allontanatasi, schizzai fuori per andare a vedere la nidiata di coniglietti bianchi nati la settimana precedente.

Messo piede fuori dalla porta, vidi entrare a casa di Michele suo padre in compagnia di una donna sui quarant’anni.

Pensai fosse qualche parente in visita a Michele e corsi via sul retro della casa dai miei coniglietti. La visita della signora si ripeté dopo due o tre giorni, al calar della sera, e nei giorni successivi, più o meno sempre alla stessa ora.

Notai che Rita, a quell’ora, non era mai in casa, ma notai pure che il padre, una volta accompagnata la donna, usciva frettolosamente per andare a sbrigare qualcosa.

Chiesi a mio padre chi fosse e come si chiamasse la donna che andava così spesso dai nostri vicini e mi rispose che erano fatti loro che non mi riguardavano.

Scrollai le spalle quasi offeso, ma la mia curiosità aumentò a dismisura.

La donna era di media statura, ben vestita e con i capelli color paglia e al suo passaggio lasciava una scia di profumo che mi piaceva, mi inebriava e mi stuzzicava.

Sì, mi piaceva molto, tanto che quando la vedevo arrivare, mi guardavo attorno guardingo e se non c’era nessuno nelle vicinanze, uscivo di corsa per annusare l’aria ad occhi chiusi.

E che goduria!

La mia curiosità aumentò in modo esagerato col passare del tempo, poi un giorno Paolo, un mio compagno di scuola, credendo che io sapessi tutto, se ne uscì con una battuta.

Beato Michele!”

Perché beato Michele?”

Che fai, mi prendi in giro? Fai finta di non sapere che … ”

Paolo vuotò il sacco e così venni a sapere che quella visita a Michele non era di una parente affettuosa, ma di una prostituta di un paese vicino che don Ciccio, il padre di Michele, stipendiava regolarmente per dare modo al figlio di non sentirsi diverso in tutto dai suoi coetanei.

Non posso non aggiungere che da quel giorno le urla in quella casa cessarono quasi del tutto.

Salvatore

Abitava a Pietralata, ma non si era mai spinto fuori da quartiere perché con le sue gambette flaccide ed inerte arrancava con due stampelle dall’età di dieci anni, esattamente dal giorno in cui era uscito dal Policlinico in braccio a suo padre, dopo l’operazione subita per l’asportazione delle schegge del residuato di guerra che gli avevano maciullato entrambe le gambe.

Salvatore ci aveva rimesso le gambe, ma Fabio e il Riccetto, che erano con lui quel giorno che entrarono di nascosto nel recinto del cantiere di via dei Durantini, ci hanno rimesso la vita.

Un boato, poi il buio. Dopo due giorni trascorsi tra la vita e la morte,aprì gli occhi e vide il faccione di una monaca vestita di bianco che gli sorrideva. Capì che era ancora vivo ma le gambe non le sentiva più. Allungò una mano per toccarle ma sentì solo la stoffa del lenzuolo.

Ricordò tutto, pianse un po’ ma non troppo, si girò sul fianco sinistro e si addormentò.

A diciott’anni i ragazzi hanno urgenze tutte loro e gli amici di Salvatore non vedevano l’ora che arrivasse la sera per correre dalla Zoppetta di via dei Monti Tiburtini, oppure da Amalia la Maga che Ammalia, sotto le mura del Verano.

Il giorno appresso Salvatore doveva sorbirsi i racconti degli amici fin nei minimi dettagli ed il poveretto sorrideva mesto ed infelice.

Salvatò, sabato te portamo co’ noi! Avemo parlato co‘ a Zoppetta e iavemo detto de te. E sai che cià risposto?”

Sentimo er cazzaro de Pietralata!”

Prima cià chiesto se ‘a bomba t’aveva arisparmiato er cosetto tuo e che se ce l’avevi ancora ar posto suo che si ‘o voi fà, ce pensa lei a fatte er servizietto pe’ cinque piotte!”

Ma che ve passa pe’ a testa, brutti fiji de na mignotta! Nu sarebbe er caso che ve faceste un po’ li cazzi vostri?”

Ma gli amici conoscevano le ragioni della malinconia di Salvatore e non si diedero per vinti.

A furia di insistere con descrizioni che avrebbero fatto arrossire un caporale di fanteria, Salvatore si convinse e via dei Monti Tiburtini e le mura del Verano, sulla Tiburtina. diventarono la meta del fine settimana dell’allegra brigata di Pietralata.

Era appena trascorso un mese e gli amici non ne potevano più di caricarsi sulle spalle l’euforico Gambalesta, così chiamavano affettuosamente Salvatore, ed ebbero l’idea di sistemare alla meglio il capanno abbandonato delle Ferrovie, proprio a ridosso dei binari della linea per Firenze, dove si rifugiavano fin dalle elementari per fumare di nascosto e per sfogliare le riviste con le donne nude che rubavano dal barbiere quando andavano a tagliare i capelli, anche se erano ancora corti.

Detto fatto, in un paio di giorni il capanno di frasche e lamiera diventò il rifugio segreto dei tre porcelloni.

Da quel momento gli incontri di Salvatore e degli amici con la Zoppetta e con la Maga che Ammalia avvenivano lì, lontano da occhi indiscreti e con la musica di sottofondo del fischio del treno che sfrecciava a pochi metri dal capanno.

Vuoi mettere la comodità e la fatica risparmiata per caricarsi sulle spalle quel puttaniere di Gambalesta che sembrava sempre assatanato,peggio di un mandrillo!

Il trattamento riservato a Salvatore dalla Zoppetta e da Amalia, per ragioni tecniche che richiedevano una maggior impegno in termini di tempo, costava solo cento lire in più rispetto a quello degli altri,ma la cosa non disturbava nessuno e Gambalesta non vedeva l’ora che arrivasse il sabato sera!

Col passare del tempo Salvatore diventò un altro ed i risultati si videro anche a scuola.

Da apatico e svogliato che era, diventò uno dei migliori della classe e all’esame di stato persino il presidente della commissione si complimentò con lui.

Sembra un racconto di fantasia, ma è la storia vera di un ragazzo di periferia il quale, con l’affetto e la complicità canagliesca degli amici di borgata, ha spezzato le catene della diversità e ha fatto uno sberleffo al suo handicap.

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Risultato immagine per kamasutra



P.S.:

E' riproposizione di quanto dato alla stampa in data 16 aprile c.a., ma che si è perso nella non funzionalità del blog.




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La sua famosa equazione dimostra come L’energia E e la massa m di un corpo non siano indipendenti. Possiamo calcolare l’una a partire dall’altra moltiplicando o dividendo per un fattore c², dove c è la velocità della luce nel vuoto. In altre parole la massa e la luce sono convertibili tra di loro, come gli euro con i dollari, ma al contrario delle monete il tasso di cambio tra energia e massa è fisso.

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